Brand Identity e Grafica
Il logo non è il brand: cosa serve decidere prima di disegnarlo
Quasi tutti partono dal logo, ed è il motivo per cui quasi tutti ne rifanno uno dopo due anni. Le decisioni che contano si prendono prima, e non si disegnano.
Un logo non dice chi sei. Ti fa riconoscere una volta che si sa già chi sei. È una differenza che sembra sottile e non lo è affatto: il segno di una grande azienda ci sembra pieno di significato perché ci abbiamo associato vent’anni di esperienze, non perché il disegno le contenesse.
Per questo un logo fatto bene non è quello più bello: è quello che regge le decisioni prese prima.
Prima decisione: a chi stai parlando
Non «tutti». Un’officina che lavora con flotte aziendali e una che lavora con privati del quartiere vendono lo stesso servizio e hanno bisogno di due segni diversi: uno deve dire affidabile e strutturato, l’altro vicino e sincero.
Se non è deciso, il logo prova a dire tutte e due le cose e non ne dice nessuna. È la causa numero uno dei loghi «carini ma anonimi».
Seconda decisione: come parli
Dai del tu o del lei? Sei ironico o sobrio? Prometti o spieghi? Sono scelte di testo, non di grafica, ma decidono il segno: un marchio serio sopra a un sito che scherza fa sembrare falsi tutti e due.
La prova che si può fare in cinque minuti: scrivi la frase che diresti a un cliente nuovo entrando in negozio. Se non riesci a scriverla, il logo non è il problema che hai adesso.
Terza decisione: dove finirà
È la più pratica e la più dimenticata. Un logo che vive su un’insegna illuminata, uno che deve stare sulla foto profilo di Instagram e uno che va ricamato su una divisa hanno tre esigenze incompatibili.
Il caso più crudele è il cerchietto dei social: trentadue pixel. Se il tuo segno lì dentro diventa una macchia, non è un dettaglio da sistemare dopo: è il vincolo principale.
Cosa consegna davvero uno che sa il suo mestiere
Non un file. Una famiglia di file e le regole per usarli: la versione estesa e quella compatta, quella a colori e quella a un solo colore, quella per i fondi chiari e quella per i fondi scuri, le distanze minime dagli altri elementi e la dimensione sotto la quale non si scende.
Senza quelle regole, il logo lo rovina l’uso quotidiano: schiacciato per farlo stare in un banner, colorato di verde per intonarlo a una locandina, messo su una foto dove non si legge.
Il momento giusto per rifarlo
Non quando ti sei stancato: a te viene a noia molto prima che al pubblico. I motivi validi sono tre: è cambiato cosa fai, è cambiato a chi lo fai, oppure tecnicamente non regge (esiste solo in bassa risoluzione, non funziona in piccolo, non ha una versione a un colore). Il quarto motivo, «sembra vecchio», va guardato con sospetto: spesso è vero, a volte è solo abitudine.
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